Campi News - N.8 Agosto 2020

Indice articoli

 

LE VOCI DEI GENITORI

I giorni difficili del lockdown hanno determinato il rafforzarsi dell’elemento della condivisione, soprattutto di sensazioni,
emozioni e stati d’animo. Abbiamo raccolto le voci e le impressioni delle mamme di due persone con disabilità che
frequentano il nostro Laboratorio Protetto Manodopera, che ci fa enormemente piacere condividere con tutte e tutti voi.

Marina (mamma di Davide), da quanto tempo conosci la Cooperativa Campi d’Arte?
Ho conosciuto la Cooperativa Campi d’Arte in occasione dell’inserimento di mio figlio Davide nell’autunno del 2012,
anche se ne avevo già sentito parlare precedentemente in termini molto positivi.

Che idea ti sei fatta della Cooperativa?
Ho avuto immediatamente l’impressione di un luogo accogliente, in cui esiste una grande armonia fra le persone e
uno spirito di grande positività. Nel tempo questa impressione è stata confermata dai fatti: ho trovato negli educatori
sempre grande disponibilità all’ascolto delle piccole o grandi difficoltà che potevano emergere nella vita quotidiana
di mio figlio o nella relazione con gli altri.

Qual è l’idea che invece, secondo te, si è fatto tuo figlio della Cooperativa?
Davide ha un rapporto di legame profondo con la Cooperativa: la sente come il suo posto di lavoro e pertanto come
parte della sua identità. E’ per lui il luogo dell’impegno lavorativo ma anche del divertimento, il luogo in cui poter
confrontarsi con gli altri e talora anche discutere, in altre parole una palestra per le relazioni. In questo senso, a volte
il rapporto può essere anche conflittuale, ma complessivamente sempre positivo.

C’è qualcosa che ti piacerebbe migliorare della Cooperativa?Hai anche delle idee o delle proposte in merito?
Mi piacerebbe che potessero essere organizzati spazi di socializzazione extra-laboratoriali, in cui ad esempio fare musica
e ballare. Mio figlio ha uno spiccato interesse per la musica in particolare, ma anche molte conoscenze in campo geografico
e linguistico e so che il suo desiderio è quello di veder riconosciute e valorizzate queste sue competenze.
Spesso nella società esiste un pregiudizio nei confronti delle persone disabili: anche quando parlano di argomenti di cui sono

esperti non vengono prese seriamente e c’è quasi il bisogno di far intervenire qualcun altro per validare quanto dicono.
Ecco, lui spera che questo non accada mai in Cooperativa.

Come avete vissuto il particolare momento storico della pandemia del Covid-19? Ci racconti come vi siete sentiti,
in particolare,durante il lockdown?
Come molti, abbiamo realizzato la gravità della situazione solo nel momento in cui le autorità hanno imposto il lockdown.
E’ stato inizialmente un momento difficile, di sgomento e senso di precarietà… Non vi era alcuna certezza su quando si
sarebbe potuti tornare al laboratorio, rivedere gli amici, gli educatori… Dopo una settimana ricordo che mio figlio ha
incominciato a immaginare la possibilità di effettuare un laboratorio on line… La cosa bella è stata che la Cooperativa
si stava attivando proprio in tal senso! In breve sono arrivate le prime telefonate e gli inviti a connettersi tramite Skype.
I ragazzi hanno potuto rivedersi, salutarsi, salutare gli educatori e in poco tempo gli appuntamenti telefonici sono divenuti

quotidiani e organizzati. Per di più i ragazzi hanno incominciato anche a chiamarsi fra di loro in autonomia e questa per me
è stata una grande soddisfazione. Il supporto della Cooperativa in questo difficile momento è stato fondamentale: l’alternativa
sarebbe stata quella di trascorrere mesi e mesi in totale isolamento, comunicando solo con i famigliari più stretti: una situazione
che non sarebbe stata sostenibile nel lungo periodo. Ringrazio pertanto la Cooperativa Campi d’Arte per essere stata presente
e vicina in questo delicato momento.

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Marta (mamma di Antonio), da quanto tempo conosci la Cooperativa Campi d’Arte?
Conosco la Cooperativa da quando è nata. A dire il vero io ero tra le famiglie che hanno lavorato affinché potesse nascere uno
spazio come quello del Laboratorio Protetto Manodopera a S. Pietro in Casale, uno dei primi servizi nati dalla Cooperativa, e in
questi anni ho confermato l’idea che sia una cosa buonissima, come altre offerte presenti sul territorio (ad esempio le attività di
tempo libero proposte dall’Associazione Idee ed Esperienze). Come già detto, ero presente insieme ad un altro genitore, Rino
Montanari, quando è stata presentata in municipio da Raul Duranti la proposta di creazione del Laboratorio Protetto e sono ben
felice di aver contribuito alla sua nascita. Ancora adesso, faccio una gran pubblicità alla Cooperativa. Mi dicono sempre in paese
che vedere me o vedere Campi d’Arte è la stessa cosa.

Qual è l’idea che invece, secondo te, si è fatto tuo figlio della Cooperativa?
Per mio figlio Antonio è come essere a casa, lui il sabato e la domenica si riposa e sta in casa sua ma durante la settimana il suo
luogo è Campi d’Arte: si alza velocemente e volentieri va in Cooperativa.

C’è qualcosa che ti piacerebbe migliorare della Cooperativa? Hai anche delle idee o delle proposte in merito?
Quello che manca alla Cooperativa è solo una cosa: un luogo dove se i genitori stanno male possono affidare i figli. Quel famoso
appartamento per le autonomie e il dopo di noi. Io sono sola sul territorio, ho molte amicizie ma mi possono supportare solo
sporadicamente e per brevi periodi.

Come avete vissuto il particolare momento storico della pandemia? Ci racconti come vi siete sentiti, in particolare, durante
il lockdown?

Ho capito che c’era qualcosa che non andava e che il Laboratorio Protetto poteva chiudere durante l’ultima sfilata di carnevale… E mi
sono chiesta… adesso come faccio??? Ho chiamato il responsabile del Servizio USSI Disabili - Bruno Alberghini - e gli ho chiesto di
poter chiedere un possibile supporto nell’eventualità della chiusura della Cooperativa Campi d’Arte. Da sola non ce l’avrei fatta, o avevo
bisogno di aiuto perché Antonio ha una forma di autismo molto impegnativa e ho bisogno di supporto. Ho sentito la Cooperativa, ho fatto
presente la situazione. Io sono sempre un’apripista! Ma ho scoperto che sia la Cooperativa che i Servizi nel frattempo si erano già attivati.
Gli interventi sono stati condotti da operatori molto bravi, che hanno avuto l’opportunità di conoscere Antonio ancora meglio attraverso un
percorso individualizzato differenziato. E’ stato un periodo molto produttivo per tutti. Antonio ha avuto dei miglioramenti ad esempio nel
campo dell’autodeterminazione, ora è più capace di fare le scelte. Non gli faccio più la zuppa di farro perché non gli piace, poco importa,
gli farò qualcos’altro. Ma è importante che inizi ad esprimere le sue preferenze.