Campi News - N.5 Giugno 2019

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I LABORATORI DI CAMPI D'ARTE NELLE SCUOLE
INTERVISTA  a ANNA TADDIA Educatrice dI Campi d’Arte

progetti didattici

Campi d’Arte fra, le altre cose, realizza anche dei laboratori nelle scuole, attraverso specifici progetti. In cosa consistono questi progetti?

Sono progetti didattici per le scuole che realizziamo in pratica tutti gli anni, alcuni in collaborazione con Geovest (l’agenzia che si occupa sul territorio dei servizi per l’ambiente). Con Geovest, in particolare, realizziamo progetti sul riciclaggio: loro si occupano di una prima fase teorica, in cui viene spiegata l’importanza della raccolta differenziata e del recupero dei materiali, mentre noi come Campi d’Arte subentriamo in un secondo momento occupandoci della parte pratica. Con l’aiuto prezioso di alcune persone con disabilità che lavorano presso il nostro laboratorio artigianale, spieghiamo concretamente realizzando dei veri e propri manufatti come si possano riutilizzare degli oggetti che normalmente sarebbero considerati rifiuti. C’è anche l’obiettivo di stimolare la fantasia degli studenti coinvolti: noi gli proponiamo qualche modello, ma poi li invitiamo ad ingegnarsi per realizzare quello che gli stuzzica la fantasia.

Che tipo di materiali solitamente utilizzate?

Solitamente utilizziamo i tappi delle bottiglie, i vasetti dello yogurt, bottiglie di plastica, cd, vecchi calzini bucati, gli scarti delle nostre lavorazioni di feltro e di gomma, etc…  Il materiale viene portato sia dai bambini che da noi. Con questo materiale costruiscono degli oggetti che poi porteranno a casa, con l’auspicio e l’invito a replicare questo “gioco” anche a casa. L’obiettivo è infatti che imparino a guardare i rifiuti ma in generale tutti gli oggetti con uno sguardo più curioso, che vada oltre gli stereotipi. Ad esempio, se ci si ferma alla prima impressione, un tappo viene considerato solo come tappo che serve per chiudere una bottiglia ma, se lo si guarda da un altro punto di vista e con uno sguardo più curioso,  questo può diventare l’occhio di una marionetta o un decoro per un altro qualsiasi oggetto. 

Quali scuole vengono coinvolte in questi progetti?

Questi progetti sono rivolti alle scuole di ogni ordine e grado presenti sul nostro territorio. Li realizziamo principalmente nelle scuole primarie (elementari), ma ci è capitato anche di allestirli in scuole dell’infanzia oppure in enti di formazione professionale.

Da quanti anni vengono realizzati questi progetti?

Realizziamo questi progetti con successo ormai da diversi anni.
Quest’anno abbiamo aggiunto anche un progetto che prevede il riutilizzo di abiti dismessi (rotti o macchiati), destinati ad andare nei rifiuti. Viene spiegata agli alunni l’importanza di non buttare gli abiti inutilizzati nell’indifferenziato: quelli raccolti nelle apposite campane, vengono selezionati da cooperative, distinguendo quelli che possono essere ancora utilizzati (che vengono, ad esempio, rivenduti nei negozi di abiti usati) da quelli invece che sono effettivamente inutilizzabili, ma che appositamente rilavorati, possono servire da imbottitura o altro.
Anche in questo caso, proponiamo ai bambini un laboratorio dove realizzare oggetti a partire da abiti non più utilizzati. Il concetto rimane sempre lo stesso e gli obiettivi i medesimi: salvaguardare l’ambiente,  dare spazio alla creatività e valorizzare le competenze di chi viene considerato solo disabile.  

Non è solo, quindi, un progetto didattico sul riciclaggio...

Nella realizzazione dei laboratori non vado a scuola da sola, ma sono accompagnata da persone con disabilità che lavorano nel nostro Laboratorio. Come me, anche loro sono lì a disposizione dei bambini, per spiegargli come realizzare gli oggetti e per aiutarli concretamente durante il laboratorio.
I ragazzi con disabilità diventano dei veri e propri maestri. In questo modo, vorremmo anche gettare un seme per vincere un altro stereotipo: quello che le persone con disabilità siano solo persone incapaci.
Con gli allievi delle scuole ragioniamo su che cosa voglia dire essere abili o disabili, facendo dire a loro in quali attività sono capaci e abili e in quali invece no. A quel punto è facile dimostrare come ciascuno di noi sia in grado di fare alcune cose, ma non è in grado di farne altre ed è normale che sia così. In pratica cerchiamo di far capire loro che non si può giudicare una persona sulla base delle cose che non sa fare, ma, al contrario, bisogna valorizzare quelle cose in cui è brava e cercare di far emergere per ciascuno il proprio spazio di espressione.
Con i nostri laboratori vorremmo che i bambini facessero un’esperienza positiva della disabilità, vedendo queste persone non solo in grado di lavorare ma anche di insegnare e trasmettere competenze.