Campi News - N.4 Settembre 2018

Indice articoli

 
IL TEATRO COME RAPPRESENTAZIONE DELLA VITA
INTERVISTA  a GIONATA CAROLLO Educatore e teatrante della Cooperativa Campi d’Arte

9

Il teatro è uno strumento utile quando si lavora con le disabilità?

Essendo il teatro una rappresentazione della vita - Aristotele lo definiva come mimesis praxeos, imitazione, appunto, delle cose reali che accadono - è possibile utilizzarlo per giocare, in modo protetto, con le cose che nella vita concretamente ti possono succedere. Si tratta quindi di un gioco, di una finzione in cui è possibile sperimentare modi di essere diversi dal tuo, in un ambito assolutamente e protetto e nel quale si ha la possibilità di essere guidati.
Per di più il teatro, per riuscire a creare questa dinamica, lavora molto sulla cosiddetta “sottrazione”, cioè sul liberarsi di determinate sovrastrutture e di quegli elementi che costringono: se il lavoro funziona, infatti, il teatro porta le persone a recuperare quelle parti di loro stesse più immediati e istintuali, che sono alla base del percorso di riappropriazione, da parte di ciascuno, della propria vita e della propria esistenza. Per un disabile che si scontra con la realtà - diversa da lui e faticosa per lui - vederla destrutturarsi e trovare nuove modalità di comunicazione, rappresenta per lui una forza in più anche nella vita reale.

Il teatro quindi facilita l’affermarsi di relazioni e fa emergere le potenzialità di coloro che vengono coinvolti in queste relazioni? Quali sono invece gli elementi di difficoltà?

Esattamente, il teatro facilita l’affermarsi di relazioni e fa emergere potenzialità. Il teatro quando va a lavorare sulla persona, sia sui suoi blocchi che sui suoi talenti, destruttura ciò che crea una corazza - che blocca l’espressione e la piena relazione - da una parte, e dall’altra crea spazio affinchè la libera espressione dei moti d’essere positivi sia un bene spendibile nella relazione.
Questo livella qualsiasi tipologia di essere umano, dal minore a rischio al disabile all’uomo medio. In questo tipo di contesto è senza dubbio divertente vedere come spesso la quotidianità si ribalti e, quelli che sono limiti in un condizione - rovesciando la medaglia - possono diventare abilità in un’altra. Altra cosa importante è che i “tecnici” (gli esperti di teatro) che abbiamo coinvolto e che ci supportano nei nostri laboratori, lavorano molto sul corpo. E’ fondamentale infatti per noi coinvolgere i partecipanti in sperimentazioni pre-razionali attraverso l’utilizzo del corpo e dei movimenti. 
Il teatro è fatto anche di teoria, ma ha una parte esperienziale preponderante che aiuta a cogliere e a vivere ciò che si teorizza: questo è un fatto non da poco che ci aiuta molto nel nostro lavoro.

Nei laboratori teatrali e negli spettacoli di Campi d’Arte, vengono coinvolte persone con e senza disabilità, a dimostrazione di quanto sia anche versatile lo strumento del teatro…

Infatti. Poiché il teatro è uno strumento che va a toccare degli elementi primordiali insiti in ciascuno, ci ritroviamo tutti alla pari, si opera una sorta di “livellamento”. Anzi, spesso si vengono a creare situazioni in cui lavorando assieme, i limiti e le abilità di ciascuno, indipendentemente dal fatto che a metterle in gioco siano operatori,
volontari o persone con e senza disabilità, diventano un valore condiviso nella relazione e spunto per la creazione di numeri comici e la strutturazione della drammaturgia. I nostri laboratori vengono impostati proprio per facilitare la coesione del gruppo: conduce il laboratorio un esperto e tutti gli altri, che siano persone con o senza disabilità, operatori o visitatori, vengono coinvolti alla pari. Non esistono ruoli, se non quello di chi conduce e di coloro che seguono. E questo non sempre è scontato.
Crediamo nelle potenzialità aggregative del teatro: nasce come esperienza sociale e crediamo che quando facciamo teatro possiamo farlo tutti assieme. Tutti partecipano alla pari degli altri all’attività teatrale; è una formazione e una crescita per tutti. 

Gli spettacoli che vengono realizzati, fanno sempre riflettere tanto, coinvolgono ampiamente le comunità locali (e con successo di pubblico) e affrontano le problematiche dell’attualità. Ci raccontano quei valori cari alla Cooperativa Campi d’Arte…

E’ proprio così. Poiché per noi non conta lo spettacolo fine a sé stesso ma il percorso che lo realizza, ciò che raccontiamo deve essere qualcosa di importante e che possa essere condiviso con gli altri. Non siamo sul piano che prevede di imparare a fare qualcosa per poi mostrarla… Facciamo invece un percorso e lo condividiamo con la comunità. In questo percorso - per forza di cose - ci saranno elementi di valore e di riflessione. La tematica non può che essere sociale, perchè viene dal lavoro stesso. Spesso abbiamo scelto determinati temi ma potremmo anche non farlo e mostrare semplicemente il nostro modo di stare assieme. Il solo fatto di vedere l’attore professionista, l’educatore e la persona con disabilità recitare assieme, già porta con sé un significato e un messaggio sociale: tutti valiamo e siamo necessari!! Siccome poi il teatro non esiste se non c’è chi ti vede, anche in questo senso non può che avere un riverbero sociale. Per noi questa è la funzione civile del teatro. Prendiamo ad esempio la catarsi del teatro greco: il fatto che fosse gratuito e che affrontasse tematiche importanti, coinvolgeva la comunità nel profondo.
Anche per noi vale lo stesso.